Nasce un nuovo servizio professionale firmato Ecostilla: il Facility Manager

Chi è e cosa fa il Facility Manager? Quali sono le sue competenze e mansioni? Dove lavora? Sono domande che, spesso, poste a chi ricopre questo ruolo in aziende più o meno strutturate o che, più rapidamente, si digitano sul campo di ricerca di Google per avere una prima infarinatura sull’argomento. Non è però frutto di semplice curiosità, bensì necessità di trovare un professionista specializzato in grado di:
  • gestire la manutenzione di uffici, studi, siti produttivi… e la loro pulizia;
  • ottimizzare i costi in modo coerente con le risorse a disposizione;
  • affiancare in modo efficace CEO e CFO nel rispetto del budget a disposizione;
  • controllare e risparmiare il consumo energetico;
  • coordinare il personale di servizio della struttura (receptionist, office boy, maggiordomo aziendale…);
  • avere alle spalle un unico fornitore, in grado di erogare tutti i servizi di manutenzione e contribuendo al wellness aziendale.
Facility management in house o in outsourcing? I pro. Il ruolo del Facility Manager non è sempre previsto all’interno dell’organigramma di un’azienda. In assenza di un professionista che ricopra questo ruolo, la direzione affida le mansioni di manutenzione a manager e/o dipendenti che hanno altre mansioni. Le ragioni di tale scelta sono spesso motivate dalla politica di concentrare le risorse in altri settori apparentemente più produttivi. Ancor di più, se si abbraccia un’ottica di spending review, l’area di gestione delle facilities è quella maggiormente colpita dai ridimensionamenti delle risorse a disposizione. A tal fine optare per un servizio di consulenza professionale esterna è in grado di portare al datore di lavoro risultati importanti ed evidenti. Il facility in outsourcing è in grado di inserirsi, infatti, in qualsiasi attività – real estate, data center, studi di consulenza, produzione, medical device – perché:
  • possiede strumenti, formazione, soluzioni necessarie per raggiungere importanti obiettivi come il risparmio di oltre il 20% sui costi di gestione e manutenzione;
  • ha maturato competenze ed esperienza nel settore per portare l’azienda a gestire al meglio le sue risorse;
  • è di supporto agli altri manager, che possono così concentrarsi e raggiungere obiettivi di performance più in linea con il loro job title;
  • è una figura flessibile, in grado di seguire le linee guida e agire con tempestività ed efficacia in ottica problem solving.
Il Facility Management secondo Ecostilla Grazie all’expertise maturata sul campo da oltre 30 anni, Ecostilla sceglie oggi di dare un nuovo volto ai suoi servizi, muovendosi verso la consulenza professionale. Strutturandosi in modo organico nel fornire servizi di pulizie, sanificazione, primo ingresso e post cantiere, Ecostilla trova nel fornire figure manageriali del Facility un percorso naturale di ampliamento delle proprie attività, grazie al quotidiano confronto con il problema di offrire la migliore soluzione per la gestione di pulizie e manutenzione dei luoghi di lavoro. Da questa routine si è, man mano, strutturata una competenza e competitività nel settore che ha fornito le basi necessarie per formare professionisti manager in grado di affiancare figure chiave come CEO e CFO. Non solo, ma Ecostilla può diventare così un unico fornitore per concentrare più servizi strategici e contribuire a un bilancio ottimizzato, ragionato e proiettato verso un benessere aziendale duraturo.

Impianti di ventilazione forzata e Covid 19: tutto ciò che c’è da sapere

Gli ambienti di lavoro sono per lo più caratterizzati da impianti di areazione forzata, che vanno ad affiancare o sostituire in toto la ventilazione outdoor di finestre e punti di ingresso di aria proveniente dall’esterno di edifici, uffici e aziende. Era consuetudine, prima del marzo 2022, utilizzare in particolar modo i sistemi di riciclo dell’aria prevedendo l’apertura di finestre con sporadicità e prediligendo anche un sistema di riciclo interno dell’aria così da ottimizzare costi e manutenzione. Gli impianti UTA/VMC in epoca Covid 19 I recenti eventi pandemici hanno puntato i riflettori sulla necessità di controllare il ricambio d’aria, in particolar modo negli ambienti di lavoro e in periodi dell’anno in cui si predilige mantenere un livello alto di comfort termico a causa della stagione invernale. Il Ministero della Salute ha condotto degli studi e divulgato dei rapporti aggiornarti per regolamentare l’utilizzo degli impianti aeraulici al fine di ridurre il rischio di contagio da Coronavirus. Secondo il rapporto ISS 12/2021 del 20 maggio 2021, la trasmissione aerea del virus avviene secondo tre dinamiche differenti, l’ultima delle quali è considerata una possibilità non ancora suffragata da evidenze scientifiche e che si possono così sintetizzare:
  • brevi distanze: i soggetti inalano concentrazioni elevate di goccioline piccole, definite aerosol, a causa della vicinanza con un soggetto infetto;
  • condivisione dello stesso ambiente chiuso con un soggetto infetto;
  • lunghe distanze: il soggetto potrebbe inalare aerosol proveniente da un sistema di ventilazione rispetto a un soggetto infetto, presente in lontananza o in un’altra stanza.
Come rendere sicuri gli impianti di ventilazione Negli edifici e ambienti di lavoro dotato di specifici impianti di ventilazione UTA (Unità Trattamento Aria)/VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) si consiglia, secondo il rapporto ISS Covid 19 11/2021, di mantenere la movimentazione di aria esterna (outdoor) al fine di garantire una corretta areazione che riduca i rischi da contagio da Sars CoV2. Si consiglia il ricambio d’aria in tutte le aree/ambienti occupati dell’edificio, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, eliminando ove possibile la funzione di riciclo dell’aria. Gli impianti dovranno essere correttamente progettati e dimensionati a seconda della struttura in cui sono inseriti e del numero di lavoratori che fruiscono degli ambienti. Inoltre, la manutenzione dovrà prevedere di bilanciare i flussi d’aria, la temperatura e l’umidità relativa oltre che la filtrazione, al fine che i sistemi di ventilazione UTA/VMC possano contribuire a ridurre i rischi di esposizione e contaminazione del virus. Nel caso siano presenti impianti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi tipo fancoil, si consiglia di mantenere in funzione l’impianto per tutte le ore di presenza dei lavoratori e programmarne una pulizia periodica del filtro, oltre al controllo della batteria di scambio termico e della bacinella di raccolta condensa. Interventi di pulizia, sanificazione e disinfezione degli impianti di ventilazione: poche e precise regole Un utilizzo consapevole e ragionato degli impianti di aerazione dovrà essere affiancato da una programmazione di interventi di pulizia, sanificazione e disinfezione degli stessi con protocolli innovativi e certificati. L’equipaggiamento e le attrezzature per la pulizia diventano quindi, fondamentali se a disposizione di aziende certificate che utilizzino biocida, registrati come Presidio Medico Chirurgico al Ministero della Salute, e un protocollo che preveda:
  • l’eliminazione delle contaminazioni batteriche associate agli impianti di distribuzione aria;
  • l’attenzione alla pulizia delle batterie di scambio termico,
  • la pulizia delle vaschette di raccolta della condensa, dove proliferano alghe, batteri e Legionella;
  • l’eventuale sostituzione dell’unità filtrante.
A seguito di tali interventi, si dovrà prevedere la raccolta di campioni post intervento negli impianti aeraulici e UTA, con una relazione tecnica a fine lavori che possa certificare l’avvenuta “bonifica” degli stessi e contribuire così a un ambiente di lavoro più sicuro e a norma.

La sanificazione manuale: linee guida per un ambiente di lavoro in sicurezza

Dopo un biennio in cui la pandemia ha avuto picchi, varianti ed emergenze improvvise, una certezza si è andata consolidando ovvero provvedere a sanificare in modo attento e puntuale qualsiasi ambiente. Nelle aziende, studi professionali, building, uffici e cantieri edili questa pratica è diventata quanto mai essenziale, indipendentemente dallo smart working e dal suo avvicendarsi. Il 2020 e 2021 ci hanno insegnato che le procedure di sanificazione non devono mai mancare e, al fine di garantire la salute di tutti i lavoratori, devono essere pianificate sia con servizi di pulizie straordinarie sia ordinarie. La Sanificazione di strutture non sanitarie: alcuni chiarimenti Come emerso da numerosi studi e, in particolare, nelle “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19”  del 20 maggio 2021, si indicano le procedure e i sistemi di sanificazione/disinfezione generati in situ e altre tecnologie utilizzabili per la sanificazione di strutture non sanitarie sulla base della trasmissibilità attraverso superfici contaminate e la persistenza del virus variabile a seconda delle superfici. Queste indicazioni hanno condotto all’esplicitazione di “Buone pratiche igieniche di SARS CoV- 2” a cura di ANIP – Confindustria di quali ambiti necessitino di specifiche operazioni con l’utilizzo di prodotti disinfettanti con le seguenti caratteristiche:
  • la rapida azione e lunga persistenza dell’attività;
  • l’attività biocida;
  • un ampio spettro d’azione;
  • non dannosi per l’uomo e per i materiali da trattare nelle loro concentrazioni d’uso;
  • una facilità di applicazione;
  • la qualità e sicurezza;
  • l’economicità di gestione;
  • la buona stabilità chimica.
L’utilizzo di prodotti disinfettanti con azione biocida è sicuramente il punto di tangenza con le attività straordinarie di sanificazione attraverso nebulizzazione e aerosolizzazione, pratiche che abbiamo già illustrato nella sezione dei servizi di sanificazione. Le sanificazioni manuali ordinarie: le principali pratiche Le sanificazioni manuali ordinarie prevedono, però, alcuni passaggi importanti e si focalizzano su alcuni luoghi che vedono un utilizzo condiviso, indipendentemente dalle dimensioni degli ambienti di lavoro. Tali interventi vengono attivati da imprese di pulizie serie e certificate, come integrazione a pulizie manuali ordinarie ed eseguite da operatori professionisti e si possono, sommariamente, raggruppare in:
  • sanificazione di ambienti comuni quali: sale riunioni, mense, punti ristoro, toilette, magazzini;
  • interventi di pulizie manuali con disinfettanti con proprietà biocida di postazioni lavoro, scrivanie, armadietti, telefoni e tutte le superfici di contatto;
  • interventi di pulizie manuali con disinfettanti con proprietà biocida di ascensori, maniglie, porte, pareti divisorie;
  • sanificazione di pavimenti
I servizi di sanificazione ordinarie andrebbero alternati, con una pianificazione efficace e studiata, ad interventi più strutturati che portino al controllo e alle pulizie delle condotte aerauliche, HVAC e UTA per la prevenzione da Legionellosi.

Come sopravvivere alle pulizie post-cantiere: breve guida alla ristrutturazione e riqualificazione aziendale

La nuova spinta verso la riqualificazione energetica e la building automation ha messo alle strette diverse aziende, imprese e studi professionali che hanno colto l’occasione dei nuovi decreti legge e normative sul risparmio energetico e su una urgente svolta “green” per provvedere alla riqualificazione e ristrutturazione dei propri spazi. Ciò ha portato all’inevitabile corsa alle imprese edili più qualificate, in grado di rispettare i tempi di consegna e i budget, ma lasciando scoperto un servizio che, il più delle volte, si trasforma in una vera e propria spina nel fianco, ossia le pulizie.  

Ognuno di noi girando per le città ha notato il fiorire di numerosi cantieri che, se da un lato portano a un miglioramento dei luoghi di lavoro e delle loro prestazioni, dall’altro impongono di pianificare con accuratezza la messa a punto degli uffici prevedendo un servizio di pulizie post cantiere e primo ingresso fondamentale per l’avvio delle attività nei ‘nuovi’ spazi lavorativi.

Che cosa sono le pulizie post cantiere?

Diversamente da quanto si può pensare, le pulizie post cantiere non sono appalto delle imprese edili che sì, eliminano i grossi detriti e rifiuti ma non si occupano delle pulizie che rimangono in sospeso una volta chiuso il cantiere.

Per questo motivo si rende necessario l’intervento di un’impresa di pulizie competente e qualificata che possa occuparsi di:
  • pulitura delle scale dalla calce;
  • pulitura dei zoccolini dalla vernice;
  • pulitura delle bocchette d’aria dei condizionatori e/o fancoil;
  • lavaggio di tutta la pavimentazione (pvc, gres, parquet, moquette)
  • lavaggio vetri perimetrali
  • pulizia infissi e porte
  • lavaggio vetri interni e porte
  • pulizia dei contro soffitti
  • pulizia dei punti luce

Le pulizie post cantiere comprendono le pulizie primo ingresso?

È un errore comune pensare che, una volta svolte le pulizie post cantiere, il building o l’azienda o lo studio siano immediatamente pronti a ricevere il personale e lo svolgersi delle consuete attività produttive. In realtà, si rendono sempre necessari degli interventi mirati a pulizie di “fino” che vadano in profondità.

Pensiamo, ad esempio, di dover inaugurare un nuovo building di uffici dopo un’attività di ristrutturazione e di dover far rientrare nell’operatività i dipendenti. Un’impresa di pulizie qualificata dovrà occuparsi di preventivare ed eseguire anche i seguenti interventi:

  • sanificazione completa dei servizi igienici e dei muri piastrellati
  • spolveratura arredi
  • interventi di igienizzazione e sanificazione Covid 19
  • lavaggio ed eventuale ceratura di pavimenti in linoleum/pvc
  • pulitura ed eventuale lavaggio moquette
  • spazzolatura e aspirazione di divani, poltrone, ecc.

Non solo, ma un lavoro qualificato saprà pianificare gli interventi in modo da gestire eventuali passaggi di elettricisti, idraulici o altre maestranze che potrebbero dover completare il loro intervento tecnico sugli impianti; l’apertura progressiva dei piani, nel caso, potrà essere organizzata così da poter consegnare il building pulito, igienizzato e sanificato nei tempi richiesti. Per saperne di più visita la nostra pagina dedicata ai Servizi di Pulizie firmati Ecostilla.

Sostenibilità e B-Corp: il futuro delle imprese

Il momento è arrivato: governi, istituzioni, aziende e cittadini del mondo dichiarano a gran voce la necessità di agire e costruire un futuro sostenibile e a impatto zero. In ogni settore del quotidiano, professionale e personale, il richiamo a soluzioni green sostenibili e circolari sono diventate una scelta obbligatoria per salvare il nostro Pianeta e costruire una certezza per il domani. È un percorso di consapevolezza che è iniziato quasi quarant’anni fa, raccontato da diversi rapporti scientifici ed economici, e che ha avuto una svolta ben più recente. Nel 2015, infatti, è emersa l’urgenza di definire i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, formulati durante l’Assemblea Generale dell’Onu a cui hanno aderito ben 193 Paesi. Oggi tutto ciò si traduce nella responsabilizzazione dei governi e delle imprese a un’etica e un’economia che seguano i criteri dell’ESG, ossia la misurazione standard di:
  1. attività ambientali (Enviromental),
  2. attività sociali (Social)
  3. attività di Governance
Questi tre principi offrono delle linee guida per le aziende e per le loro attività ma anche l’impatto che possono avere con:
  • il territorio,
  • i dipendenti,
  • i fornitori,
  • i clienti.
Dal 2006 però esiste una realtà d’impresa ancora più evoluta e complessa che prende le mosse dagli Stati Uniti per raggiungere oggi ben 77 paesi, 153 settore e circa 150.000 aziende in tutto il mondo ossia le B-corp. La mission delle B-Corp è quella di usare il business come forza positiva in cui le realtà imprenditoriali “competono” per diventare migliori per il mondo e creare una prosperità durevole e condivisa per la società. In italia, le Benefit Corporation sono circa 150 e attraversano settori quali il manifatturiero, agroalimentare, servizi di consulenza, professionali e tecnici. I principi guida delle aziende virtuose, che appartengano o meno alle Benefit Corporations, sono sempre quelli delineati nei 17 Sustainable Development Goals 2030 che non sono appannaggio solo di alcuni settori ma riescono ad accomunare aziende di settori diversi, essendo quindi più trasversale e omnicomprensivi. Se può risultare immediato vedere la Sostenibilità calata in scelte e criteri miranti alla digitalizzazione, ad esempio, di grandi aziende di trasporti urbani o in gestori di energia, più articolato potrebbe apparire la rivoluzione sostenibile in imprese di pulizie. In realtà, i criteri di ESG vanno applicati e interpretati alla luce del Company Profile e delle risorse che occorre ottimizzare. Un’impresa di pulizie ha di per sé 3 voci che, a livello macro, abbracciano e sposano l’ESG:
  1. l’utilizzo di prodotti ecologici e sostenibili in grado di rispettare l’ambiente;
  2. l’attenzione ai dipendenti, al loro welfare e all’adozione di politiche di gestione del personale che siano rispettose delle differenze socio-culturali e dei principi di inclusione;
  3. la governance delle risorse, la loro ottimizzazione praticando politiche oculate di selezione dei fornitori e del personale, la scelta di risorse in grado di diventare parte integrante e valore aggiunto nel processo di fornitura di un servizio professionale e qualificato;
  4. L’utilizzo delle nuove tecnologie, come le app, per poter organizzare e gestire al meglio le risorse e i clienti al fine di ottenere le migliori performance del servizio offerto.
Grazie all’interazione stessa tra questi tre punti nodali, un’impresa di pulizie può definirsi sostenibile ed essere pronta alla rivoluzione che il nostro quotidiano sta attraversando e che viene raccontato in convegni come il SAP Sustainability Summit, che va a indagare come le risorse limitate non siano più un ostacolo ma un’occasione di rinnovamento ed evoluzione.

Disinfezione, sanificazione, igienizzazione: non sono sinonimi, ma non devono mai mancare

Non sono sinonimi, eppure sono attività che possono essere svolte da una stessa impresa di pulizie qualificata e accreditata. Il Decresto del 7 luglio 1997, n° 274 fornisce una definizione esaustiva e chiara per ogni attività. Vediamole brevemente:
  • Pulizie: attività di rimozione polveri, materiali non desiderati o sporcizia da ambienti, superfici, oggetti…
  • Disinfezione: operazioni che hanno l’obiettivo di rendere sani ambienti e aree distruggendo microrganismi patogeni;
  • Disinfestazione: procedimenti e operazioni che mirano o alla distruzione completa di piccoli animali, parassiti vettori di agenti infettivi o specie vegetali infestanti;
  • Derattizzazione: procedimenti e operazioni miranti alla distruzione o alla riduzione radicale della popolazione di ratti e topi;
  • Sanificazione: procedimenti e operazioni per rendere sani determinati ambienti mediante attività di pulizia, disinfezione e/o disinfestazione portando al miglioramento del microclima in termini di temperatura, umidità e ventilazione oppure illuminazione e rumore.
Ognuna di queste attività, svolta con professionalità e seguendo una pianificazione attenta, incidono positivamente sul bilancio e sul welfare aziendali e, non di secondaria importanza, sulla sicurezza dei dipendenti. La rivoluzione della sanificazione nell’era COVID 19 Nell’era dell’emergenza da Coronavirus, le attività di sanificazione sono diventate quanto mai fondamentali, come ben illustra il DPCM del 26 aprile 2020 sottolineando l’importanza di attuare periodicamente sanificazioni degli ambienti di lavoro, non solo indoor, ma anche delle UTA e delle HVAC. Le aziende devono quindi poter contare su rapidità e certificazione di tutti gli interventi. Nelle attività di sanificazione straordinaria anti-Coronavirus non si deve mai perdere di vista la programmazione di una procedura che dovrebbe entrare sempre più nell’ordinarietà, ovvero il controllo e la prevenzione della Legionellosi. Spesso sottovalutata e sottostimata nelle conseguenze, l’infezione da Legionella si insinua silenziosamente e prolifica in condotti di aerazione e in tutte quelle utenze, che prevedono ristagno d’acqua come abbiamo ben raccontato. Al rientro nei luoghi di lavoro, dopo un lungo periodo di smart working forzato e una pausa estiva meritata, ogni azienda, struttura ricettiva, studio professionale … dovrebbe programmare l’intervento di un’impresa di pulizie accreditata in grado di:
  • Fare una valutazione dei rischi con sopralluoghi e campionatura dedicata;
  • Stendere un piano operativo di sorveglianza, controllo e prevenzione;
  • Attivare le necessarie procedure di sanificazione anti-legionellosi con macchinari e personale specializzato.
Non perdere l’occasione di mettere in sicurezza il proprio personale e ambiente di lavoro non è solo un dovere del datore e un diritto del dipendente, ma una svolta nella prevenzione e nella gestione oculata e business oriented della propria azienda. Non a caso lo Stato ha previsto crediti d’imposta fino al 30% per le operazioni di sanificazione, in particolare in materia di Covid 19.

I Data Center: come pulirli e ottimizzarne le prestazioni

Sempre più un asset strategico per aziende di settori diversi, il Data Center è un’infrastruttura interna o esterna alle aziende che supporta la crescita digitale dell’intero ecosistema globale, supportando la sempre maggior richiesta di velocità nella trasmissione dei dati. La loro costante implementazione necessita di linee guida chiare nella realizzazione, cure particolari per il mantenimento degli standard di funzionamento. Attualmente è proprio l’efficienza energetica uno degli aspetti fondamentali da considerare, ossia la dotazione di sistemi di raffreddamento, il riutilizzo del calore, l’adozione di energie rinnovabili oltre all’ubicazione possibilmente in località dal clima freddo. Benché i Data Center siano poco conosciuti al pubblico, l’era della digitalizzazione ha portato con sé la creazione di “sale macchine” indispensabili per il funzionamento 24 ore su 24 dei sistemi informativi. Ogni azienda, per ampliare il proprio business, ha dovuto far fronte all’implementazione e al bilanciamento dei data center optando per soluzioni ibride che possano tradursi in ambienti “in house”, cloud privati e pubblici forniti da diversi provider. La manutenzione: il Data Center Cleaning Quando si parla di digitale, ci si dimentica spesso che tutte le apparecchiature destinate alla gestione di tale settore necessitano anche loro di una manutenzione accurata e di una pulizia costante che non possono essere appannaggio del “fai da te”. Attrezzature così sofisticate e delicate devono essere trattate in modo specifico, in quanto le azioni di pulizia sono in grado di garantire l’efficienza delle apparecchiature oltre a ridurre in modo decisivo i costi di mantenimento. La tendenza attuale, con l’avvento della pandemia, è quella di abbinare anche un servizio di sanificazione e pulizia in profondità con biocida presidio medico. Affidarsi a imprese di pulizia qualificate e abilitate a entrambi i servizi, è un’esigenza sempre più sentita da parte delle aziende di Data Center oltre che da quelle realtà che presentano apparecchiature “in house”. Le Best Practice del Data Center Cleaning Le pulizie profonde di un Data Center implicano la rimozione di particelle e residui da tutte le superfici, verticali e orizzontali, da controsoffitti e pavimenti flottanti, al riparo da elettricità statica. È necessario intervenire con macchine specifiche ad aria compressa, aspirapolvere con filtri antiparticolato di particelle fino a 0,5 micron, che sono in grado di rimuovere quelle micro polveri che possono danneggiare i server. A questi interventi, occorre affiancare una sanificazione anti-Covid 19 in grado di ripristinare la sicurezza degli ambienti che prevedono comunque la presenza di dipendenti e operatori di data center. I benefici di pulizie professionali Un’attività di pulizie regolare e programmata è in grado di garantire la massima durata delle apparecchiature IT, rendendole maggiormente affidabili e prolungandone la vita e l’efficienza. Ad esempio, una pulizia dello sporco e la rimozione delle polveri della ventola del server riduce la potenza termica dei componenti di storage e server, facilitandone così il raffreddamento. In particolare, al fine di ridurre i costi di mantenimento delle strumentazioni che costituiscono i data center, bisogna segnalare che alcuni elementi sembrano attrarre maggiormente la polvere e lo sporco. Il programma di pulizie dovrà quindi includere:
  • rimozione di polvere e particelle dalla pavimentazione sottostante le apparecchiature;
  • aspirazione regolare dei tappeti, pavimenti e tutte le superfici:
  • pulizia delle apparecchiature IT
  • pulizia di ripristino di emergenza
  • audit ambientali
  • pulizia e sigillatura dell’area del pavimento, prima dell’installazione dell’attrezzatura
  • pulizia antistatica di pavimenti flottanti e controsoffitti
  • lavaggio con macchina ad aria compressa
L’importanza di tali pratiche è collegata al tempismo e all’avvio di una routine di manutenzione da parte delle aziende. Va da sé che le apparecchiature più vecchie, ove presenti, necessitino di ispezioni più frequenti rispetto ai server più recenti e, soprattutto, controllando costantemente l’efficienza dei sistemi di raffreddamento e la dotazioni di filtri HEPA (high efficiency particulate air) si eviteranno guasti e interventi molto più onerosi.

Legionella: un pericolo costante e nascosto

Il batterio della Legionella è un rischio costante in tutti gli ambienti di lavoro, che va controllato e gestito con professionalità e competenza. La pandemia da Coronavirus e la chiusura degli uffici hanno compromesso fortemente la sicurezza degli edifici e dei lavoratori dalla contaminazione da batterio della Legionella. A fronte dell’applicazione dello smart working in diversi settori, ne è conseguito un abbandono dei luoghi di lavoro: building, uffici, studi tecnici, grandi aziende… hanno visto un sempre minor utilizzo degli impianti idrici e di aerazione. Ciò ha inevitabilmente comportato un aumento dei ristagni d’acqua e un progressivo e incontrollato aumento delle probabilità di proliferazione della Legionella. Quando viene scoperta la Legionellosi? Sono trascorsi solo 45 anni dalla sua prima diagnosi, ma la Legionellosi è una delle infezioni polmonari più temibili sui luoghi di lavori, nelle stazioni termali, negli hotel e negli ospedali. La causa scatenante è il batterio Legionella Pneumophila, che si è manifestato in forma evidente e grave in un gruppo di ex combattenti dell’American Legion riuniti a una conferenza in un hotel di Philadelphia. A scatenare la pandemia fu il sistema di aria condizionata dell’albergo. Come si trasmette e dove prolifera la Legionella? Le ricerche scientifiche, nel corso degli anni, sono riuscite a individuare tutti quegli ambienti in cui la Legionella prolifera. La trasmissione avviene infatti per via respiratoria attraverso l’inalazione o l’aspirazione di aerosol contenente il batterio. Maggiore è il grado di esposizione e la predisposizione del soggetto – dovuta a età avanzata, fumo di sigaretta, malattie croniche e immunodeficienza – maggiore sarà il rischio di contagio. Diversamente da quanto possiamo pensare, la Legionella attraversa la nostra vita quotidiana dal tempo libero (palestre e centri termali) fino ai luoghi di lavoro, dove passiamo la maggior parte delle nostre giornate. Se la pandemia ha portato i lavoratori ad assentarsi dal proprio luogo di lavoro, il batterio della Legionella ha continuato e continua a minacciare la nostra sicurezza e salute in quanto si annida in:
  • Impianti idrici, tubazioni e ovunque vi sia ristagno d’acqua
  • Condizionatori d’aria
  • Bagni
  • Sistemi di aerazione e trattamento dell’aria
I 9 sintomi più comuni di Legionellosi e la sua incubazione L’infezione da Legionella può manifestarsi con:
  1. Febbre di Pontiac con un’incubazione dalle 24 alle 48 ore (spesso viene scambiata come una normale influenza dai 2 ai 5 giorni)
  2. Malessere generale
  3. Cefalea
  4. Febbre
  5. Tosse
  6. Gola arrossata
  7. Diarrea
  8. Nausea
  9. Vertigini
La malattia può però avere un decorso più grave con un’incubazione dai 2 ai 10 giorni, sfociando in una polmonite infettiva e in un ricovero ospedaliero. Come difendersi dalla Legionella A fronte di una prolungata applicazione dello smart working, il rientro nei building o negli stabilimenti deve essere pianificato con anticipo, avendo cura di inserire nei planning di primi interventi di ripristino degli ambienti la gestione del rischio Legionellosi. Al fine di garantire la sicurezza di uffici, di aziende e non solo, è fondamentale un protocollo di controllo e gestione che preveda in primis la valutazione del rischio negli impianti idrici e di aerazione. Una volta appurato il pericolo di contaminazione e contagio andranno approntati degli interventi tempestivi di sanificazione e disinfezione che possano certificare l’utilizzo di biocida presidio medico. La difesa dalla Legionella è una best practice che si consiglia di inserire all’interno di un programma generale di prevenzione e sanificazione, insieme a quella da Coronavirus. L’emergenza non deve essere considerata un’eccezione bensì deve rientrare all’interno di una pratica costante da ripetersi con regolarità in modo da tutelare la salute dei dipendenti.

Trasparenza

Condizioni di correttezza e di trasparenza nella conduzione delle proprie attività aziendali, a tutela della propria immagine e del lavoro dei propri dipendenti, con applicazione di un Codice Etico di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo adottato ai sensi del D. Lgs. 231/2001.