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Sostenibilità e B-Corp: il futuro delle imprese

 

Il momento è arrivato: governi, istituzioni, aziende e cittadini del mondo dichiarano a gran voce la necessità di agire e costruire un futuro sostenibile e a impatto zero.

In ogni settore del quotidiano, professionale e personale, il richiamo a soluzioni green sostenibili e circolari sono diventate una scelta obbligatoria per salvare il nostro Pianeta e costruire una certezza per il domani.

È un percorso di consapevolezza che è iniziato quasi quarant’anni fa, raccontato da diversi rapporti scientifici ed economici, e che ha avuto una svolta ben più recente. Nel 2015, infatti, è emersa l’urgenza di definire i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, formulati durante l’Assemblea Generale dell’Onu a cui hanno aderito ben 193 Paesi. Oggi tutto ciò si traduce nella responsabilizzazione dei governi e delle imprese a un’etica e un’economia che seguano i criteri dell’ESG, ossia la misurazione standard di:

  1. attività ambientali (Enviromental),
  2. attività sociali (Social)
  3. attività di Governance

Questi tre principi offrono delle linee guida per le aziende e per le loro attività ma anche l’impatto che possono avere con:

  • il territorio,
  • i dipendenti,
  • i fornitori,
  • i clienti.

Dal 2006 però esiste una realtà d’impresa ancora più evoluta e complessa che prende le mosse dagli Stati Uniti per raggiungere oggi ben 77 paesi, 153 settore e circa 150.000 aziende in tutto il mondo ossia le B-corp. La mission delle B-Corp è quella di usare il business come forza positiva in cui le realtà imprenditoriali “competono” per diventare migliori per il mondo e creare una prosperità durevole e condivisa per la società. In italia, le Benefit Corporation sono circa 150 e attraversano settori quali il manifatturiero, agroalimentare, servizi di consulenza, professionali e tecnici.

 

I principi guida delle aziende virtuose, che appartengano o meno alle Benefit Corporations, sono sempre quelli delineati nei 17 Sustainable Development Goals 2030 che non sono appannaggio solo di alcuni settori ma riescono ad accomunare aziende di settori diversi, essendo quindi più trasversale e omnicomprensivi.

Se può risultare immediato vedere la Sostenibilità calata in scelte e criteri miranti alla digitalizzazione, ad esempio, di grandi aziende di trasporti urbani o in gestori di energia, più articolato potrebbe apparire la rivoluzione sostenibile in imprese di pulizie.

 

In realtà, i criteri di ESG vanno applicati e interpretati alla luce del Company Profile e delle risorse che occorre ottimizzare. Un’impresa di pulizie ha di per sé 3 voci che, a livello macro, abbracciano e sposano l’ESG:

  1. l’utilizzo di prodotti ecologici e sostenibili in grado di rispettare l’ambiente;
  2. l’attenzione ai dipendenti, al loro welfare e all’adozione di politiche di gestione del personale che siano rispettose delle differenze socio-culturali e dei principi di inclusione;
  3. la governance delle risorse, la loro ottimizzazione praticando politiche oculate di selezione dei fornitori e del personale, la scelta di risorse in grado di diventare parte integrante e valore aggiunto nel processo di fornitura di un servizio professionale e qualificato;
  4. L’utilizzo delle nuove tecnologie, come le app, per poter organizzare e gestire al meglio le risorse e i clienti al fine di ottenere le migliori performance del servizio offerto.

Grazie all’interazione stessa tra questi tre punti nodali, un’impresa di pulizie può definirsi sostenibile ed essere pronta alla rivoluzione che il nostro quotidiano sta attraversando e che viene raccontato in convegni come il SAP Sustainability Summit, che va a indagare come le risorse limitate non siano più un ostacolo ma un’occasione di rinnovamento ed evoluzione.

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