Nasce un nuovo servizio professionale firmato Ecostilla: il Facility Manager

Chi è e cosa fa il Facility Manager? Quali sono le sue competenze e mansioni? Dove lavora? Sono domande che, spesso, poste a chi ricopre questo ruolo in aziende più o meno strutturate o che, più rapidamente, si digitano sul campo di ricerca di Google per avere una prima infarinatura sull’argomento. Non è però frutto di semplice curiosità, bensì necessità di trovare un professionista specializzato in grado di:
  • gestire la manutenzione di uffici, studi, siti produttivi… e la loro pulizia;
  • ottimizzare i costi in modo coerente con le risorse a disposizione;
  • affiancare in modo efficace CEO e CFO nel rispetto del budget a disposizione;
  • controllare e risparmiare il consumo energetico;
  • coordinare il personale di servizio della struttura (receptionist, office boy, maggiordomo aziendale…);
  • avere alle spalle un unico fornitore, in grado di erogare tutti i servizi di manutenzione e contribuendo al wellness aziendale.
Facility management in house o in outsourcing? I pro. Il ruolo del Facility Manager non è sempre previsto all’interno dell’organigramma di un’azienda. In assenza di un professionista che ricopra questo ruolo, la direzione affida le mansioni di manutenzione a manager e/o dipendenti che hanno altre mansioni. Le ragioni di tale scelta sono spesso motivate dalla politica di concentrare le risorse in altri settori apparentemente più produttivi. Ancor di più, se si abbraccia un’ottica di spending review, l’area di gestione delle facilities è quella maggiormente colpita dai ridimensionamenti delle risorse a disposizione. A tal fine optare per un servizio di consulenza professionale esterna è in grado di portare al datore di lavoro risultati importanti ed evidenti. Il facility in outsourcing è in grado di inserirsi, infatti, in qualsiasi attività – real estate, data center, studi di consulenza, produzione, medical device – perché:
  • possiede strumenti, formazione, soluzioni necessarie per raggiungere importanti obiettivi come il risparmio di oltre il 20% sui costi di gestione e manutenzione;
  • ha maturato competenze ed esperienza nel settore per portare l’azienda a gestire al meglio le sue risorse;
  • è di supporto agli altri manager, che possono così concentrarsi e raggiungere obiettivi di performance più in linea con il loro job title;
  • è una figura flessibile, in grado di seguire le linee guida e agire con tempestività ed efficacia in ottica problem solving.
Il Facility Management secondo Ecostilla Grazie all’expertise maturata sul campo da oltre 30 anni, Ecostilla sceglie oggi di dare un nuovo volto ai suoi servizi, muovendosi verso la consulenza professionale. Strutturandosi in modo organico nel fornire servizi di pulizie, sanificazione, primo ingresso e post cantiere, Ecostilla trova nel fornire figure manageriali del Facility un percorso naturale di ampliamento delle proprie attività, grazie al quotidiano confronto con il problema di offrire la migliore soluzione per la gestione di pulizie e manutenzione dei luoghi di lavoro. Da questa routine si è, man mano, strutturata una competenza e competitività nel settore che ha fornito le basi necessarie per formare professionisti manager in grado di affiancare figure chiave come CEO e CFO. Non solo, ma Ecostilla può diventare così un unico fornitore per concentrare più servizi strategici e contribuire a un bilancio ottimizzato, ragionato e proiettato verso un benessere aziendale duraturo.

Impianti di ventilazione forzata e Covid 19: tutto ciò che c’è da sapere

Gli ambienti di lavoro sono per lo più caratterizzati da impianti di areazione forzata, che vanno ad affiancare o sostituire in toto la ventilazione outdoor di finestre e punti di ingresso di aria proveniente dall’esterno di edifici, uffici e aziende. Era consuetudine, prima del marzo 2022, utilizzare in particolar modo i sistemi di riciclo dell’aria prevedendo l’apertura di finestre con sporadicità e prediligendo anche un sistema di riciclo interno dell’aria così da ottimizzare costi e manutenzione. Gli impianti UTA/VMC in epoca Covid 19 I recenti eventi pandemici hanno puntato i riflettori sulla necessità di controllare il ricambio d’aria, in particolar modo negli ambienti di lavoro e in periodi dell’anno in cui si predilige mantenere un livello alto di comfort termico a causa della stagione invernale. Il Ministero della Salute ha condotto degli studi e divulgato dei rapporti aggiornarti per regolamentare l’utilizzo degli impianti aeraulici al fine di ridurre il rischio di contagio da Coronavirus. Secondo il rapporto ISS 12/2021 del 20 maggio 2021, la trasmissione aerea del virus avviene secondo tre dinamiche differenti, l’ultima delle quali è considerata una possibilità non ancora suffragata da evidenze scientifiche e che si possono così sintetizzare:
  • brevi distanze: i soggetti inalano concentrazioni elevate di goccioline piccole, definite aerosol, a causa della vicinanza con un soggetto infetto;
  • condivisione dello stesso ambiente chiuso con un soggetto infetto;
  • lunghe distanze: il soggetto potrebbe inalare aerosol proveniente da un sistema di ventilazione rispetto a un soggetto infetto, presente in lontananza o in un’altra stanza.
Come rendere sicuri gli impianti di ventilazione Negli edifici e ambienti di lavoro dotato di specifici impianti di ventilazione UTA (Unità Trattamento Aria)/VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) si consiglia, secondo il rapporto ISS Covid 19 11/2021, di mantenere la movimentazione di aria esterna (outdoor) al fine di garantire una corretta areazione che riduca i rischi da contagio da Sars CoV2. Si consiglia il ricambio d’aria in tutte le aree/ambienti occupati dell’edificio, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, eliminando ove possibile la funzione di riciclo dell’aria. Gli impianti dovranno essere correttamente progettati e dimensionati a seconda della struttura in cui sono inseriti e del numero di lavoratori che fruiscono degli ambienti. Inoltre, la manutenzione dovrà prevedere di bilanciare i flussi d’aria, la temperatura e l’umidità relativa oltre che la filtrazione, al fine che i sistemi di ventilazione UTA/VMC possano contribuire a ridurre i rischi di esposizione e contaminazione del virus. Nel caso siano presenti impianti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi tipo fancoil, si consiglia di mantenere in funzione l’impianto per tutte le ore di presenza dei lavoratori e programmarne una pulizia periodica del filtro, oltre al controllo della batteria di scambio termico e della bacinella di raccolta condensa. Interventi di pulizia, sanificazione e disinfezione degli impianti di ventilazione: poche e precise regole Un utilizzo consapevole e ragionato degli impianti di aerazione dovrà essere affiancato da una programmazione di interventi di pulizia, sanificazione e disinfezione degli stessi con protocolli innovativi e certificati. L’equipaggiamento e le attrezzature per la pulizia diventano quindi, fondamentali se a disposizione di aziende certificate che utilizzino biocida, registrati come Presidio Medico Chirurgico al Ministero della Salute, e un protocollo che preveda:
  • l’eliminazione delle contaminazioni batteriche associate agli impianti di distribuzione aria;
  • l’attenzione alla pulizia delle batterie di scambio termico,
  • la pulizia delle vaschette di raccolta della condensa, dove proliferano alghe, batteri e Legionella;
  • l’eventuale sostituzione dell’unità filtrante.
A seguito di tali interventi, si dovrà prevedere la raccolta di campioni post intervento negli impianti aeraulici e UTA, con una relazione tecnica a fine lavori che possa certificare l’avvenuta “bonifica” degli stessi e contribuire così a un ambiente di lavoro più sicuro e a norma.

La sanificazione manuale: linee guida per un ambiente di lavoro in sicurezza

Dopo un biennio in cui la pandemia ha avuto picchi, varianti ed emergenze improvvise, una certezza si è andata consolidando ovvero provvedere a sanificare in modo attento e puntuale qualsiasi ambiente. Nelle aziende, studi professionali, building, uffici e cantieri edili questa pratica è diventata quanto mai essenziale, indipendentemente dallo smart working e dal suo avvicendarsi. Il 2020 e 2021 ci hanno insegnato che le procedure di sanificazione non devono mai mancare e, al fine di garantire la salute di tutti i lavoratori, devono essere pianificate sia con servizi di pulizie straordinarie sia ordinarie. La Sanificazione di strutture non sanitarie: alcuni chiarimenti Come emerso da numerosi studi e, in particolare, nelle “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19”  del 20 maggio 2021, si indicano le procedure e i sistemi di sanificazione/disinfezione generati in situ e altre tecnologie utilizzabili per la sanificazione di strutture non sanitarie sulla base della trasmissibilità attraverso superfici contaminate e la persistenza del virus variabile a seconda delle superfici. Queste indicazioni hanno condotto all’esplicitazione di “Buone pratiche igieniche di SARS CoV- 2” a cura di ANIP – Confindustria di quali ambiti necessitino di specifiche operazioni con l’utilizzo di prodotti disinfettanti con le seguenti caratteristiche:
  • la rapida azione e lunga persistenza dell’attività;
  • l’attività biocida;
  • un ampio spettro d’azione;
  • non dannosi per l’uomo e per i materiali da trattare nelle loro concentrazioni d’uso;
  • una facilità di applicazione;
  • la qualità e sicurezza;
  • l’economicità di gestione;
  • la buona stabilità chimica.
L’utilizzo di prodotti disinfettanti con azione biocida è sicuramente il punto di tangenza con le attività straordinarie di sanificazione attraverso nebulizzazione e aerosolizzazione, pratiche che abbiamo già illustrato nella sezione dei servizi di sanificazione. Le sanificazioni manuali ordinarie: le principali pratiche Le sanificazioni manuali ordinarie prevedono, però, alcuni passaggi importanti e si focalizzano su alcuni luoghi che vedono un utilizzo condiviso, indipendentemente dalle dimensioni degli ambienti di lavoro. Tali interventi vengono attivati da imprese di pulizie serie e certificate, come integrazione a pulizie manuali ordinarie ed eseguite da operatori professionisti e si possono, sommariamente, raggruppare in:
  • sanificazione di ambienti comuni quali: sale riunioni, mense, punti ristoro, toilette, magazzini;
  • interventi di pulizie manuali con disinfettanti con proprietà biocida di postazioni lavoro, scrivanie, armadietti, telefoni e tutte le superfici di contatto;
  • interventi di pulizie manuali con disinfettanti con proprietà biocida di ascensori, maniglie, porte, pareti divisorie;
  • sanificazione di pavimenti
I servizi di sanificazione ordinarie andrebbero alternati, con una pianificazione efficace e studiata, ad interventi più strutturati che portino al controllo e alle pulizie delle condotte aerauliche, HVAC e UTA per la prevenzione da Legionellosi.

Come sopravvivere alle pulizie post-cantiere: breve guida alla ristrutturazione e riqualificazione aziendale

La nuova spinta verso la riqualificazione energetica e la building automation ha messo alle strette diverse aziende, imprese e studi professionali che hanno colto l’occasione dei nuovi decreti legge e normative sul risparmio energetico e su una urgente svolta “green” per provvedere alla riqualificazione e ristrutturazione dei propri spazi. Ciò ha portato all’inevitabile corsa alle imprese edili più qualificate, in grado di rispettare i tempi di consegna e i budget, ma lasciando scoperto un servizio che, il più delle volte, si trasforma in una vera e propria spina nel fianco, ossia le pulizie.   Ognuno di noi girando per le città ha notato il fiorire di numerosi cantieri che, se da un lato portano a un miglioramento dei luoghi di lavoro e delle loro prestazioni, dall’altro impongono di pianificare con accuratezza la messa a punto degli uffici prevedendo un servizio di pulizie post cantiere e primo ingresso fondamentale per l’avvio delle attività nei ‘nuovi’ spazi lavorativi. Che cosa sono le pulizie post cantiere? Diversamente da quanto si può pensare, le pulizie post cantiere non sono appalto delle imprese edili che sì eliminano i grossi detriti e rifiuti ma non si occupano delle pulizie che rimangono in sospeso una volta chiuso il cantiere. Per questo motivo si rende necessario l’intervento di un’impresa di pulizie competente e qualificata che possa occuparsi di:
  • pulitura delle scale dalla calce;
  • pulitura dei zoccolini dalla vernice;
  • pulitura delle bocchette d’aria dei condizionatori e/o fancoil;
  • lavaggio di tutta la pavimentazione (pvc, gres, parquet, moquette
  • lavaggio vetri perimetrali
  • pulizia infissi e porte
  • lavaggio vetri interni e porte
  • pulizia dei contro soffitti
  • pulizia dei punti luce
Le pulizie post cantiere comprendono le pulizie primo ingresso? È un errore comune pensare che, una volta svolte le pulizie post cantiere, il building o l’azienda o lo studio siano immediatamente pronti a ricevere il personale e lo svolgersi delle consuete attività produttive. In realtà, si rendono sempre necessari degli interventi mirati a delle pulizie di “fino” che vadano in profondità. Pensiamo, ad esempio, di dover inaugurare un nuovo building di uffici dopo un’attività di ristrutturazione e di dover far rientrare nell’operatività i dipendenti. Un’impresa di pulizie qualificata dovrà occuparsi di preventivare ed eseguire anche i seguenti interventi:
  • spazzolatura e aspirazione di divani, poltrone, ecc.
  • interventi di igienizzazione e sanificazione Covid 19
  • ceratura dei pavimenti in pvc
  • sanificazione completa dei servizi igienici e dei muri piastrellati
  • spolveratura arredi
Non solo, ma un lavoro qualificato saprà pianificare gli interventi in modo da gestire eventuali passaggi di elettricisti, idraulici o altre maestranze che dovranno mettere a punto impianti; l’apertura progressiva dei piani, nel caso, potrà essere organizzata così da poter consegnare il building pulito, igienizzato e sanificato nei tempi richiesti. Per saperne di più visita la nostra pagina dedicata ai Servizi di Pulizie firmati Ecostilla.